"La fortuna ha sempre un grosso potere. Lascia che il tuo amo sia sempre in acqua: nella pozza in cui meno te l'aspetti, ci sarà un pesce"
OVIDIO
Nei miei post, pescando dalla cassetta degli attrezzi, parlo spesso, così come faccio ogni giorno con le persone , di come liberarci da tutto ciò che ci limita perchè il primo passo è certamente quello di liberarci da tutte quelle cianfrusaglie racchiuse nei cassetti del cuore e nelle pieghe della mente che ci tengono vincolati in maniera inefficace ai ricordi, alla scarsa autostima, al dialogo interno negativo con noi stessi, alla paura di soffrire, alla rabbia.
Bene! Questo è un passaggio, ma non basta.
Arriva poi un momento in cui se vogliamo diventare farfalle dobbiamo decidere di spiccare il volo. E non è a caso che ho pensato ad una farfalla, perchè nel momento in cui decidiamo davvero che vogliamo cambiare alla determinazione dobbiamo dare le ali per volare e queste ali chiedono leggerezza, colori, capacità di voler cavalcare le onde del vento, creatività.
Se pensate di poter essere i creatori della vostra vita come se fosse un'opera d'arte vi troverete a vivere il viaggio più straordinario che potete immaginare, perchè ogni attimo della vostra vita vi riserverà sorprese, perchè il viaggio sarà più ricco del raggiungimento della meta. Non crediate però che tutti siano dalla vostra parte. Spesso vedere le persone che ci stanno vicino , cambiare, non ci piace, non perchè non gli vogliamo bene ma perchè la cosa che più crea resistenza negli esseri umani è il cambiamento.
Spesso non spicchiamo il volo perchè ci lasciamo bloccare da una serie di cose di buon senso, di convenzioni imposte, di blocchi che oggettivamente non esistono. Un pò per l'incapacità di vederli, un pò per la paura di ciò che pensano gli altri se non rientriamo negli schemi normali (mi chiedo sempre normali per chi, poi!). Così una volta ci diciamo che è troppo tardi, una volta che non abbiamo soldi, una volta che non abbiamo tempo, una volta saltiamo il presente da vivere per occuparci di cose del tipo "ma se un giorno....", già....troppo comodo come alibi! Non decido di fare una cosa adesso perchè la logica mi dice che un giorno potrebbe accadere qualcosa per cui cambierò la mia decisione. Si, avete capito bene, questo è solo un alibi vigliacco per non prendersi responsabilità sul vivere il presente e per non mettersi in gioco.
Del resto si sa, diventare creativamente se stessi comporta il metterci la faccia, il lanciare sfide creative, il vivere le emozioni a pieno...l'essere come siamo, che spesso si sa, non a tutti quelli che ci stanno intorno piace. E allora vuoi mettere la facilità di trovare almeno dieci buoni motivi per cui....potrei fare ma non faccio?...
La leggerezza non è incoscienza, la creatività è un metodo per ottenere le cose, per dare le ali ai sogni, non è uno sterile volo di fantasia e non facciamoci troppe domande se ci sembra strano essere uno splendido fiore che cresce sopra un sottile gambo verde. E' la nostra autostima, il credere nel sogno e il saper cogliere ogni piccola vittoria e sconfitta della nostra giornata quel gambo verde in cui passa la linfa vitale: il gambo verde che porta al fiore.
Parafrasando Calvino, che sulla leggerezza e sulla sua importanza ci ha dato lezioni impagabili, la leggerezza che voglio suggerirvi oggi è quella della "poesia dell'invisibile, la poesia delle infinite potenzialità imprevedibili".
Ci vuole coraggio...il coraggio di pensare che le cose possono anche andare bene!
E ci vuole il coraggio di abbandonare quella che per molti sembra essere una sorta di "coperta di Linus": la rabbia
La rabbia è uno strumento, non un padrone!
E' ciò che ci deve spingere spingere al cambiamento.
Una compagnia scomoda certo ma se vogliamo volare ricordiamoci sempre che la rabbia non può mai essere un'azione in sé e per sé, bensì un invito all'azione.
Insomma: "Salta...e la rete apparirà"
"Il compito della nostra vita è quello di diventare se stessi scegliendo dalla "cassetta degli attrezzi" lo strumento più efficace per noi e quello che ci piace di più." Benvenuti nella mia cassetta degli attrezzi
mercoledì 24 luglio 2013
sabato 20 luglio 2013
L'UTILIZZO BIVALENTE DELLE PAROLE
Bello strumento le parole...
sono quello strumento che ci permette di parlare, di pensare, di usare le... parole... un vero e proprio boomerang...
Dico spesso che le persone dimenticano che una parola uscita dalla bocca o dalle dita che compongono pericolose o meravigliose sinfonie sulla tastiera del computer o del telefonino, perchè spesso le dita sono più veloci del cervello...troppo più veloci hanno un potere incredibile: le parole sono azione, fatti. Si può chiedere scusa per quello che si è detto, ma non si possono cancellare gli effetti ottenuti dalle parole...e dopo, haivogliatè a chiedere scusa.
Avete mai provato a pensare a quell'irritazione che vi sale alla testa quando qualcuno vi dice: "sei sempre il solito ", "sei come tutti", "sei uguale al mio ex" , "sei sempre quello che non studia" e potremmo andare avanti all'infinito.
Oppure avete provato, quando le parole sono sorprendenti e positive a trovarvi immediatamente catapultati di fronte ad uno specchio che vi rimanda di voi un'immagine splendente?
Il punto è che le parole sono molto di più che semplici lettere ordinatamente composte in un codice comunicativo apparentemente tecnico.
Ogni volta che diciamo qualcosa ridefiniamo la relazione con il nostro interlocutore e ogni volta che scegliamo le frasi e le parole per comunicare con qualcuno gli diamo un feedback su se stesso e su ciò che noi, nel profondo pensiamo di lui.
Il bello è che sono le parole inconsce, quelle che scegliamo senza rifletterci, quelle frasi che ci escono così, senza pensare, che fanno capire esattamente chi siamo e cosa pensiamo, anche se per fortuna, spesso le persone a cui diciamo le cose non ci ascoltano con toppa attenzione o non si pongono il problema.
Spesso selezioniamo solo ciò che ci vorremmo sentir dire perchè leggere le parole per quello che sono e per quello che ci stanno dicendo esattamente non è che ci faccia proprio del tutto piacere sempre!
Vi siete accorti che scegliamo quasi sempre le stesse parole e le stesse frasi?
Proviamo a pensare a quante volte giustifichiamo il fatto che le persone non ci cercano o non ci chiamano perchè "non hanno tempo". Paul Watzlawick grandissimo studioso della comunicazione ci esplicita una regola: "Non si può non comunicare" e questo significa che anche un silenzio o un'assenza sono una comunicazione esplicita che ci da degli indizi...
L'ambivalenza delle parole ha questo di bello: che come possono essere lame taglienti nell'etichettare gli altri con un "tu sei così", "tu sei sempre così" e cose varie che producono effetti da affilato bisturi, possono allo stesso modo essere polvere magica che incanta serpenti e conduce le persone a cui le rivolgiamo in "mondi altri" nell'immaginario in cui tutto può, in universi simbolici in cui tutti i problemi si possono risolvere e niente è insormontabile.
La parola in sè e per sè è uno strumento, la scelta dello strumento dipende dal nostro cuore...
La consapevolezza del fatto che le parole producono atti dipende dalla consapevolezza e dall'attenzione che poniamo verso gli altri...
In fondo la comunicazione non è il più grande paradosso dell'esistenza umana?
Utilizziamo la comunicazione per comunicare.
Può essere prezioso strumento o grande trappola per topi.
Lavoro ogni giorno per accompagnare le persone nel cambiamento e questo tema è, per me fondamentale, le parole sono i mattoni con cui costruiamo i nostri pensieri e partire da qui credo abbia un senso importante.
sono quello strumento che ci permette di parlare, di pensare, di usare le... parole... un vero e proprio boomerang...
Dico spesso che le persone dimenticano che una parola uscita dalla bocca o dalle dita che compongono pericolose o meravigliose sinfonie sulla tastiera del computer o del telefonino, perchè spesso le dita sono più veloci del cervello...troppo più veloci hanno un potere incredibile: le parole sono azione, fatti. Si può chiedere scusa per quello che si è detto, ma non si possono cancellare gli effetti ottenuti dalle parole...e dopo, haivogliatè a chiedere scusa.
Avete mai provato a pensare a quell'irritazione che vi sale alla testa quando qualcuno vi dice: "sei sempre il solito ", "sei come tutti", "sei uguale al mio ex" , "sei sempre quello che non studia" e potremmo andare avanti all'infinito.
Oppure avete provato, quando le parole sono sorprendenti e positive a trovarvi immediatamente catapultati di fronte ad uno specchio che vi rimanda di voi un'immagine splendente?
Il punto è che le parole sono molto di più che semplici lettere ordinatamente composte in un codice comunicativo apparentemente tecnico.
Ogni volta che diciamo qualcosa ridefiniamo la relazione con il nostro interlocutore e ogni volta che scegliamo le frasi e le parole per comunicare con qualcuno gli diamo un feedback su se stesso e su ciò che noi, nel profondo pensiamo di lui.
Il bello è che sono le parole inconsce, quelle che scegliamo senza rifletterci, quelle frasi che ci escono così, senza pensare, che fanno capire esattamente chi siamo e cosa pensiamo, anche se per fortuna, spesso le persone a cui diciamo le cose non ci ascoltano con toppa attenzione o non si pongono il problema.
Spesso selezioniamo solo ciò che ci vorremmo sentir dire perchè leggere le parole per quello che sono e per quello che ci stanno dicendo esattamente non è che ci faccia proprio del tutto piacere sempre!
Vi siete accorti che scegliamo quasi sempre le stesse parole e le stesse frasi?
Proviamo a pensare a quante volte giustifichiamo il fatto che le persone non ci cercano o non ci chiamano perchè "non hanno tempo". Paul Watzlawick grandissimo studioso della comunicazione ci esplicita una regola: "Non si può non comunicare" e questo significa che anche un silenzio o un'assenza sono una comunicazione esplicita che ci da degli indizi...
L'ambivalenza delle parole ha questo di bello: che come possono essere lame taglienti nell'etichettare gli altri con un "tu sei così", "tu sei sempre così" e cose varie che producono effetti da affilato bisturi, possono allo stesso modo essere polvere magica che incanta serpenti e conduce le persone a cui le rivolgiamo in "mondi altri" nell'immaginario in cui tutto può, in universi simbolici in cui tutti i problemi si possono risolvere e niente è insormontabile.
La parola in sè e per sè è uno strumento, la scelta dello strumento dipende dal nostro cuore...
La consapevolezza del fatto che le parole producono atti dipende dalla consapevolezza e dall'attenzione che poniamo verso gli altri...
In fondo la comunicazione non è il più grande paradosso dell'esistenza umana?
Utilizziamo la comunicazione per comunicare.
Può essere prezioso strumento o grande trappola per topi.
Lavoro ogni giorno per accompagnare le persone nel cambiamento e questo tema è, per me fondamentale, le parole sono i mattoni con cui costruiamo i nostri pensieri e partire da qui credo abbia un senso importante.
mercoledì 17 luglio 2013
DA OGGI IL MIO BLOG SU PAPERBLOG
« Convalido l'iscrizione a Paperblog sotto lo pseudonimo di claudiacavaliere ».
venerdì 12 luglio 2013
IL CORAGGIO DEL SORRISO
Dico sempre che il grande paradosso è che non possiamo essere il punto di vista esterno di noi stessi e così spesso quando pensiamo a ciò che viviamo siamo solo come il pesce...che non sa dell'esistenza del mare, perchè ci vive dentro.
E' da domenica scorsa che ho deciso di scrivere un post...quello di domenica è rimasto nelle bozze e poi è sparito con un colpo veloce del dito sul tasto "canc".
Scrivo questi post perchè l'esperienza vissuta a fondo, se condivisa, talvolta può essere uno spunto per le altre persone.
Ho deciso di cambiare rotta: avrei voluto scrivere un post che parlava di cancellare cose, di combattere.
Poi siccome credo che le cose non accadano mai per caso...ho capito. Ho capito che la via del cambiamento non può essere perseguita senza che a guidarla sia un linguaggio positivo.
la legge dell'attrazione dice che l'universo ti mette a disposizione tutto e sia che tu pensi una cosa negativa o positiva questa ti arriverà. L'universo ama anche le persone più rapide....quelle che hanno fiducia.
Talvolta, per difendere noi stessi crediamo di poter decidere anche per gli altri, talvolta la nostra insicurezza ci preclude di vivere il presente.
La logica prende il sopravvento sull'espressione degli occhi di chi ci sta parlando... prendiamo decisioni utilizzando lo schema più di buon senso invece di seguire l'istinto.
Perchè è ovvio, è più di buon senso pensare un finale negativo piuttosto che vivere un percorso.
Del resto è una scelta...sta a noi scegliere se essere rondini o aquile e a che altezza volare...
E' più facile voler controllare tutto e giocare sul sicuro, decidere il copione...eppure a un certo punto, se si prende la via del seguire i segnali, del cogliere la ricchezza della vita, tutto questo non da soddisfazione.
E' più facile correre veloci che stare fermi sotto un albero ad accogliere gli eventi...
Talvolta per difendere se stessi non si capisce che il messaggio che mandiamo agli altri è qualcosa di simile a "me ne vado perchè non mi fido di te"...anche se invece vorremmo dire l'esatto contrario.
Eppure basterebbe parlare, dire le cose esattamente per come le sentiamo dentro.
la logica, l'orgoglio, gli stereotipi, le convenzioni, gli schemi di altre storie che non sono le nostre, sono solo sovrastrutture mentali.
Ci difendiamo da un fantasma, da una catastrofe che potrebbe anche non accadere mai e in questo modo ogni piccolo istante che potrebbe essere un sorriso si trasforma in malinconia....
eppure non è sciocco vivere il presente, il qui e ora, più di quanto possa sembrare sciocco pensare che con la logica si possa disegnare un futuro indenne da rischi e da sofferenze..
La fiducia è strada che non vive di logica, la vita ti sorprende solo quando decidi che è di un istante dopo l'altro che si vive...non di ricordi, non di logiche aspettative non di salti in avanti o all'indietro nello spazio e nel tempo.
A volte richiede più coraggio sorridere, o sedersi sereni sotto un albero, chi l'ha detto che la logica ha più buon senso dell'anima?
E' da domenica scorsa che ho deciso di scrivere un post...quello di domenica è rimasto nelle bozze e poi è sparito con un colpo veloce del dito sul tasto "canc".
Scrivo questi post perchè l'esperienza vissuta a fondo, se condivisa, talvolta può essere uno spunto per le altre persone.
Ho deciso di cambiare rotta: avrei voluto scrivere un post che parlava di cancellare cose, di combattere.
Poi siccome credo che le cose non accadano mai per caso...ho capito. Ho capito che la via del cambiamento non può essere perseguita senza che a guidarla sia un linguaggio positivo.
la legge dell'attrazione dice che l'universo ti mette a disposizione tutto e sia che tu pensi una cosa negativa o positiva questa ti arriverà. L'universo ama anche le persone più rapide....quelle che hanno fiducia.
Talvolta, per difendere noi stessi crediamo di poter decidere anche per gli altri, talvolta la nostra insicurezza ci preclude di vivere il presente.
La logica prende il sopravvento sull'espressione degli occhi di chi ci sta parlando... prendiamo decisioni utilizzando lo schema più di buon senso invece di seguire l'istinto.
Perchè è ovvio, è più di buon senso pensare un finale negativo piuttosto che vivere un percorso.
Del resto è una scelta...sta a noi scegliere se essere rondini o aquile e a che altezza volare...
E' più facile voler controllare tutto e giocare sul sicuro, decidere il copione...eppure a un certo punto, se si prende la via del seguire i segnali, del cogliere la ricchezza della vita, tutto questo non da soddisfazione.
E' più facile correre veloci che stare fermi sotto un albero ad accogliere gli eventi...
Talvolta per difendere se stessi non si capisce che il messaggio che mandiamo agli altri è qualcosa di simile a "me ne vado perchè non mi fido di te"...anche se invece vorremmo dire l'esatto contrario.
Eppure basterebbe parlare, dire le cose esattamente per come le sentiamo dentro.
la logica, l'orgoglio, gli stereotipi, le convenzioni, gli schemi di altre storie che non sono le nostre, sono solo sovrastrutture mentali.
Ci difendiamo da un fantasma, da una catastrofe che potrebbe anche non accadere mai e in questo modo ogni piccolo istante che potrebbe essere un sorriso si trasforma in malinconia....
eppure non è sciocco vivere il presente, il qui e ora, più di quanto possa sembrare sciocco pensare che con la logica si possa disegnare un futuro indenne da rischi e da sofferenze..
La fiducia è strada che non vive di logica, la vita ti sorprende solo quando decidi che è di un istante dopo l'altro che si vive...non di ricordi, non di logiche aspettative non di salti in avanti o all'indietro nello spazio e nel tempo.
A volte richiede più coraggio sorridere, o sedersi sereni sotto un albero, chi l'ha detto che la logica ha più buon senso dell'anima?
venerdì 28 giugno 2013
QUANDO LA POESIA COLORA LA PITTURA DA GIOVEDI 4 LUGLIO LA MOSTRA A PRATO
La prima mostra di quella che sarà una serie di
appuntamenti itineranti si terrà a Prato dal 4 luglio al 4 settembre presso il
Bar le Bigonge, centralissimo locale del
centro che, nelle sere d’estate è meta
di molti pratesi e non.
Il progetto nasce dall’incontro tra le poesie di Leonardo Manetti e la pittura di Claudia Cavaliere e la mostra vedrà in esposizione quadri in
tecnica mista con le poesie scritte sopra, in una danza di parole e colori che
si fondono.
L’arte
diventa un luogo che è quasi un concetto sociale , un luogo anche
socializzante se vogliamo. Il luogo in
cui non importa quale sia la forma di arte scelta, ma è l’incontro fra persone
che condividono un modo di essere a creare qualcosa di speciale. Sociale e socializzante perché poesia e pittura si
affacciano anche nei luoghi non convenzionali. Le poesie di Leonardo sono
racchiuse in un bellissimo libro, appena uscito, dal Titolo “sChianti” edito da
“Tempo al Libro” che accoglie i lettori nelle librerie, i quadri di Claudia sono ad attendere i visitatori in alcune gallerie d’arte
dislocate fra Parigi, Roma, Cremona, Lucca…
Con questo progetto Leonardo e Claudia vogliono far uscire i libri e i quadri dai luoghi a
loro destinati per definizione e portare
parole e colori incontro alle persone e,
in questa prima occasione intorno a quadri e poesie nei momenti conviviali vorrebbero
raccogliere le loro “tribù” ma
anche persone nuove che forse
incontreranno per caso le loro parole e i loro colori e magari, questa è la
speranza, in qualche modo ne saranno arricchiti e, certamente, in qualche modo
arricchiranno il poeta e la pittrice..
La frase di Leonardo che fa da guida alla mostra è quella
che ne definisce il senso e lo spirito “La
massima espressione dell’amore e della felicità è la condivisione”.
L’inaugurazione della mostra si terrà giovedì 4
luglio presso il Bar Le Bigonge in Piazza Buonamici a Prato a partire dalle ore 18 e 30.
La serata
inizierà con la presentazione del libro di Leonardo “Schianti” e proseguirà con un aperitivo. La serata sarà inserita nei
giovedì del centro che vedono Prato sempre affollata di voci e colori.
All’interno della mostra Leonardo e Claudia si sono
trovati subito d’accordo nell’inserire un tema importante. L’incontro con
l’associazione “365 giorni al femminile”,
che si occupa di violenza alle donne e di condizione femminile, ha dato lo spunto per inserire tra i quadri
“Adelina”. “Adelina” è una delle ultime, bellissime poesie di Leonardo, Claudia
l’ha dipinta su un quadro speciale che
sarà in mostra a Prato e che poi sarà messo all’asta per donare l’intero
ricavato all’associazione.
“Mi sembra
molto bello –dice Claudia- che questa idea nasca dalla condivisione di
un’opera dipinta da una donna sulle parole scritte da un uomo che tocca il tema
con grande profondità e sensibilità. E’
un piccolo contributo anche alla sensibilizzazione e alla cultura sulle politiche di genere che il nostro
gioioso fare ci permette di dare.”
E continua: “Le
cose a 4 mani sono spesso complicate, a volte sembra difficile interpretare con
un’immagine le parole che sono nella testa e nel cuore di un’altra persona che magari le avrebbe volute rappresentate
diversamente. Eppure in questo caso è stato tutto molto facile.”
Si capisce allora che forse quello dell’oggetto
dell’arte è un finto problema…. Non importa se un pittore dipinge astratto o
figurativo, non importa se un poeta parla di amore o della sua terra, forse ciò
che colpisce e che arriva al cuore è il riconoscere un pittore o un poeta dalla
sua “calligrafia artistica” che è poi una “calligrafia del sentire”.
Ecco, forse per questo è facile….
“La
prima volta che ho pensato di dipingere le poesie di Leonardo mi sono detta che
nelle sue poesie c’è la terra, ma c’è anche l’orizzonte, le radici e il sogno.
Mi dico spesso che nei miei quadri le radici coincidono con il sogno….forse per
questo sono spesso fiori e alberi?”
Ecco come Leonardo
racconta il progetto:
“L'incontro di arti diverse rende ancora più
bella l'arte, soprattutto per l'emozione che si amplifica. Le mie parole grazie
alla pittura, hanno preso maggiore forma, corpo e movimento. Leggere una poesia
scritta in solitudine é immaginazione, guardare un quadro ad una mostra é
sogno...guardare e leggere un quadro colorato dalla poesia é immaginazione,
sogno e Amore.”
E ci dice ancora Leonardo:
“Le mie poesie sono molto descrittive ma la fusione con la pittura di
Claudia le ha rese vive, e l'Amore delle parole si trasmette da tutte le parti
del corpo e arriva al cuore prima. Le parole e i colori si intrecciano in un
tutt'uno, un vortice di danza che ti prende e ti rapisce.”
Ad impreziosire la condivisione, il 4
luglio all’inaugurazione sarà presente il pittore Alessandro Matta, l’autore della copertina del libro di Leonardo. La riproduzione stampa del quadro che
ha ispirato la copertina, “Teste fra le nuvole”, sarà presente durante l’intera
mostra. Alessandro è un pittore elbano che vive a Firenze e sta ottenendo con
la sua pittura numerosi riconoscimenti e grande consenso. I suoi ultimi
successi, ha vinto il Premio
Tiziano 2012, La Percezione Psicologica con l’opera “Lo sai che non chiama” nella
categoria - Arte Nigrescente la realtà psicologica – e parteciperà alla IX edizione della Biennale di Firenze
che si terrà dal 30 novembre all 8 dicembre 2013 alla Fortezza da Basso.
E nell’incontro fra arti non poteva
mancare il teatro, sarà Fabio Tosi,
attore della Compagnia Teatrale Sganzisgatto
e impegnato in numerose attività teatrali, a regalare
la sua interpretazione delle parole di Leonardo leggendo per gli ospiti le poesie.
Il bar le Bigonge è aperto tutti i giorni.
Il libro “sChianti” edito da “Tempo al libro” sarà
in distribuzione alla Libreria Mondadori in Via Guizzelmi 13\15.
Il poeta:
Leonardo Manetti è
nato a Firenze, laureatosi in viticultura ed enologia, è imprenditore agricolo.
Poeta e attore di teatro.
Ha partecipato a diversi concorsi e rassegne di poesia ottenendo numerosi riconoscimenti.
Ha pubblicato con la casa editrice Da Tempo al Libro di Mauro Gurioli,” sChianti”, una raccolta di 30 poesie che ripercorrono il viaggio delle due tappe più dolorose ma allo stesso tempo gioiose della sua vita, un Incidente e l'Amore.
Ha partecipato a diversi concorsi e rassegne di poesia ottenendo numerosi riconoscimenti.
Ha pubblicato con la casa editrice Da Tempo al Libro di Mauro Gurioli,” sChianti”, una raccolta di 30 poesie che ripercorrono il viaggio delle due tappe più dolorose ma allo stesso tempo gioiose della sua vita, un Incidente e l'Amore.
La pittrice:
Claudia Cavaliere è nata a Latina e vive a Prato. Laureata in psicologia, si occupa di mental coaching per lo sport e per lo sviluppo personale, oltre che di formazione aziendale. Autrice del libro “Rugby, dal campo all’azienda. Oltre il semplice fare squadra”. Edito da Guerini & associati.
Dipinge e scolpisce dal 2004, ha partecipato a numerose mostre collettive e realizzato diverse mostre personali tra le quali: "Il colore dei pensieri", "L'abito di cristallo", "Paris" "Incontrarsi". Nel 2006 si e' aggiudicata il premio Pegaso della Regione Toscana per le arti visive. Attualmente i suoi quadri sono esposti in permanenza in alcune gallerie d'arte a Parigi, Roma, Cremona, Lucca e Pietrasanta.
Claudia Cavaliere è nata a Latina e vive a Prato. Laureata in psicologia, si occupa di mental coaching per lo sport e per lo sviluppo personale, oltre che di formazione aziendale. Autrice del libro “Rugby, dal campo all’azienda. Oltre il semplice fare squadra”. Edito da Guerini & associati.
Dipinge e scolpisce dal 2004, ha partecipato a numerose mostre collettive e realizzato diverse mostre personali tra le quali: "Il colore dei pensieri", "L'abito di cristallo", "Paris" "Incontrarsi". Nel 2006 si e' aggiudicata il premio Pegaso della Regione Toscana per le arti visive. Attualmente i suoi quadri sono esposti in permanenza in alcune gallerie d'arte a Parigi, Roma, Cremona, Lucca e Pietrasanta.
www.leonardomanetti.it
www.laborsport.com
…
Tel. 3294055980
sabato 22 giugno 2013
Semplice...
Sarebbe semplice....senza tutte quelle sovrastrutture che la nostra cultura ci impone.
Qualcuno ha provato ad essere una persona che nelle relazioni umane dice le cose esattamente per quelle che sono?
Molti di noi dichiarano di volere dagli altri sincerità, ma spesso confondiamo la sincerità con altro, ovvero non :"sii sincero con me" bensì: "dimmi ciò che voglio sentirmi dire".
La mente umana vive di paradossi e questo è un dato di fatto e così anche la realtà per quella che è non è sempre cosa così gradita, nonostante molti dichiarino che è ciò che desiderano!
Non sopporto le persone che devono catalogare tutto per aggrapparsi ad un'apparente sicurezza, che non è poi garanzia di felicità anzi, e così quando conoscono qualcuno devono subito domandarsi in che cassetto dei rapporti sta l'altro: collega, amica, amico, fidanzato, fidanzata occhessoio.
Catalogare le cose prima che nascano è il miglior modo per non farle neanche vivere.
Faccio la pittrice non a caso e so che la vita è fatta di sfumature, di mille sfumature e i colori non mi sembrano mai abbastanza per esprimere ciò che vorrei. Ma mi occupo anche di relazioni umane e so che c'è molta differenza fra sfumare armoniosamente colori su una tela e pacciugare buttando incautamente colori a caso senza una polvere magica che li sfuma. E allora per dare alle armoniose e ricche sfumature la possibilità di esistere c'è, talvolta bisogno di un..."o è bianco o è nero". Ed è il bianco e il nero della cornice, della regola entro la quale alcune cose sono estremamente chiare e trasparenti in ciò che un rapporto fra persone è o non è, nel decidere e dichiarare ciò che si vuole e ciò che non si vuole. Si perchè non siamo nel mondo di Mary Poppins e a chi si vuole bene si fa del bene dicendogli le cose come sono e non con un ipocrita "basta un poco di zucchero e la pillola va giù"...ah...premetto che non ce l'ho con Mary Poppins, anzi mi piace un sacco, soprattutto per quella borsa con cui va in giro...piena di cose...più o meno come la mia!
All'interno di questa cornice netta che si staglia contro il cielo e definisce le regole del rispetto, allora si che lì dentro le sfumature sono il sale della vita e le cose possono essere vissute per come sono, in tutto il loro stupore, in tutto il loro non essere necessariamente ciò che è già stato, ma anche storie che il mondo ancora non ha visto.
Senza questo assoluto del "o è bianco o è nero" spesso le sfumature sono solo la debolezza di chi non sa cosa vuole, diventano paravento, confusione, indecisione, ambiguità e ambivalenza
"E' bianco o è nero" non è un confine, bensì una porta verso insondate e inesplorate possibilità...
Qualcuno ha provato ad essere una persona che nelle relazioni umane dice le cose esattamente per quelle che sono?
Molti di noi dichiarano di volere dagli altri sincerità, ma spesso confondiamo la sincerità con altro, ovvero non :"sii sincero con me" bensì: "dimmi ciò che voglio sentirmi dire".
La mente umana vive di paradossi e questo è un dato di fatto e così anche la realtà per quella che è non è sempre cosa così gradita, nonostante molti dichiarino che è ciò che desiderano!
Non sopporto le persone che devono catalogare tutto per aggrapparsi ad un'apparente sicurezza, che non è poi garanzia di felicità anzi, e così quando conoscono qualcuno devono subito domandarsi in che cassetto dei rapporti sta l'altro: collega, amica, amico, fidanzato, fidanzata occhessoio.
Catalogare le cose prima che nascano è il miglior modo per non farle neanche vivere.
Faccio la pittrice non a caso e so che la vita è fatta di sfumature, di mille sfumature e i colori non mi sembrano mai abbastanza per esprimere ciò che vorrei. Ma mi occupo anche di relazioni umane e so che c'è molta differenza fra sfumare armoniosamente colori su una tela e pacciugare buttando incautamente colori a caso senza una polvere magica che li sfuma. E allora per dare alle armoniose e ricche sfumature la possibilità di esistere c'è, talvolta bisogno di un..."o è bianco o è nero". Ed è il bianco e il nero della cornice, della regola entro la quale alcune cose sono estremamente chiare e trasparenti in ciò che un rapporto fra persone è o non è, nel decidere e dichiarare ciò che si vuole e ciò che non si vuole. Si perchè non siamo nel mondo di Mary Poppins e a chi si vuole bene si fa del bene dicendogli le cose come sono e non con un ipocrita "basta un poco di zucchero e la pillola va giù"...ah...premetto che non ce l'ho con Mary Poppins, anzi mi piace un sacco, soprattutto per quella borsa con cui va in giro...piena di cose...più o meno come la mia!
All'interno di questa cornice netta che si staglia contro il cielo e definisce le regole del rispetto, allora si che lì dentro le sfumature sono il sale della vita e le cose possono essere vissute per come sono, in tutto il loro stupore, in tutto il loro non essere necessariamente ciò che è già stato, ma anche storie che il mondo ancora non ha visto.
Senza questo assoluto del "o è bianco o è nero" spesso le sfumature sono solo la debolezza di chi non sa cosa vuole, diventano paravento, confusione, indecisione, ambiguità e ambivalenza
"E' bianco o è nero" non è un confine, bensì una porta verso insondate e inesplorate possibilità...
lunedì 17 giugno 2013
il sesto senso non sbaglia!
Non c'è niente da fare...il sesto senso è come i fantasmi! Tutti ne parlano e nessuno l'ha mai visto.
Eppure, che ci piaccia o no è una guida intelligente. Si sente qualcosa e raramente si sbaglia...gli indizi ci portano lì, ma cercano di convincerci che non è così, che ci stiamo sbagliando...poi spesso a distanza di tempo ci si rende conto...che era veramente così.
Siamo abituati a trattare con il pensiero logico anche i sentimenti che, ahimè o per fortuna, di logico non hanno proprio niente.
Se pensate che essere se stessi sia facile sempre e comunque...provate!
Essere se stessi e diventare ciò per cui siamo venuti al mondo è un lavoro quotidiano, talvolta contro tutti, talvolta anche contro la nostra volontà.
Talvolta vanno più di moda e sono più rassicuranti le fatue rose di serra che non le forti e variegate piante selvatiche.
Eppure basterebbe guardare la realtà dei fatti.
Se qualcosa non ti torna.....probabilmente è meglio seguire il proprio sesto senso, se una persona non passa il suo tempo con te non vuole dire che non ha tempo, che ha mille cose da fare...vuol dire che semplicemente non ha voglia di stare con te. Ci sono persone che stanno con noi solo perchè se no perderebbero qualche opportunità..........ci sono persone che non mantengono ciò che dicono, semplicemente perchè il rispetto è meno importante di ciò che di meglio trovano da fare strada facendo...
Se dici cose belle e dall'altra parte ricevi solo un "dille pure" e non un "anch'io"....se....se il tuo sesto senso ti dice che non è come te la raccontano....ma perchè stare lì?
vedere la realtà e le persone per quelle che sono realmente...è la forma più grande di libertà.
Chi ha detto che i sensi sono cinque? Ce n'e' un sesto....forse anche un settimo.....fidarsi di ciò che si sente significa fidarsi di se stessi...e al di là di tutte le congetture sul pensiero positivo.questo è il vero primo pilastro dell'autostima!
Eppure, che ci piaccia o no è una guida intelligente. Si sente qualcosa e raramente si sbaglia...gli indizi ci portano lì, ma cercano di convincerci che non è così, che ci stiamo sbagliando...poi spesso a distanza di tempo ci si rende conto...che era veramente così.
Siamo abituati a trattare con il pensiero logico anche i sentimenti che, ahimè o per fortuna, di logico non hanno proprio niente.
Se pensate che essere se stessi sia facile sempre e comunque...provate!
Essere se stessi e diventare ciò per cui siamo venuti al mondo è un lavoro quotidiano, talvolta contro tutti, talvolta anche contro la nostra volontà.
Talvolta vanno più di moda e sono più rassicuranti le fatue rose di serra che non le forti e variegate piante selvatiche.
Eppure basterebbe guardare la realtà dei fatti.
Se qualcosa non ti torna.....probabilmente è meglio seguire il proprio sesto senso, se una persona non passa il suo tempo con te non vuole dire che non ha tempo, che ha mille cose da fare...vuol dire che semplicemente non ha voglia di stare con te. Ci sono persone che stanno con noi solo perchè se no perderebbero qualche opportunità..........ci sono persone che non mantengono ciò che dicono, semplicemente perchè il rispetto è meno importante di ciò che di meglio trovano da fare strada facendo...
Se dici cose belle e dall'altra parte ricevi solo un "dille pure" e non un "anch'io"....se....se il tuo sesto senso ti dice che non è come te la raccontano....ma perchè stare lì?
vedere la realtà e le persone per quelle che sono realmente...è la forma più grande di libertà.
Chi ha detto che i sensi sono cinque? Ce n'e' un sesto....forse anche un settimo.....fidarsi di ciò che si sente significa fidarsi di se stessi...e al di là di tutte le congetture sul pensiero positivo.questo è il vero primo pilastro dell'autostima!
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